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Da "LA NOSTRA DOMENICA" 5 maggio 2002

L'associazione Melarancia onlus
Quelle notti sulla strada..

Sulla strada accanto alle vittime della tratta.

È questa la scelta impegnativa della giovane associazione Melarancia (sede in via Reich a Torre Boldone) nata da circa un anno da una costola del Consiglio delle donne del Comune di Bergamo e dell'associazione Aiutodonna.
Opera attualmente in due progetti, in rete con Caritas diocesana (attiva in questo settore dall'inizio degli anni '90) e associazione Lule, in collaborazione con enti, istituzioni, amministrazioni comunali.
Uno dei progetti, che non riguarda soltanto Bergamo ma tutta la Lombardia, ha ottenuto un finanziamento del dipartimento per le Pari Opportunità alla fine del 2000. Due unità di strada, 15 volontari
Melarancia può contare su due unità di strada, nelle quali si alternano una quindicina di volontari, tutti giovani tra i 20 e i 36 anni e alcuni tirocinanti della facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bergamo.
Ognuno di essi ha seguito un corso di formazione e partecipa a riunioni periodiche, con l'affiancamento di una psicologa.
"Usciamo sulle strade della Bergamasca - spiega Marzia, operatrice dell'associazione - per tre volte a settimana, due di sera e una di pomeriggio, in zone diverse: tra Dalmine e Osio, sulla Francesca, nelle zone di Cavernago, Calcinate, Gorlago, Bagnatica, Mornico e Ghisalba".
Il fenomeno è più esteso, ma non si pul arrivare dappertutto.
A ogni volontario è chiesto di partecipare ad almeno due uscite al mese.
Finora La Melarancia ha incontrato 265 donne.

Informazione e prevenzione sanitaria

I volontari escono in gruppi di tre su una vecchia auto, con scorte di tè caldo, brioches e volantini in tutte le lingue su norme igieniche, alimentazione, metodi contraccettivi, legislazione italiana per gli stranieri e prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.
Avvicinano le ragazze, si presentano, offrono generi di conforto e l'opportunità di instaurare un dialogo.
Danno la possibilità a chi lo desidera di essere accompagnato in ospedale o all'ambulatorio medico Oikos di Torre Boldone per ricevere le cure mediche di cui ha bisogno.
A tutte viene consegnato il numero verde contro la tratta (800.290.290), servizio promosso dal Dipartimento per le Pari opportunità e da quello per gli Affari sociali che offre informazioni, orientamento e sostegno 24 ore su 24.
A gestire il call center al quale arrivano le chiamate dalla Lombardia è la Lule.
"All'inizio - racconta Marzia - le ragazze erano molto diffidenti, ci guardavano con sospetto, temevano che volessimo denunciarle, che l'offerta di aiuto fosse in realtà una trappola. Con il passare del tempo però hanno imparato a conoscerci, la nostra fama si è diffusa come un tam tam, e adesso spesso ci buttano le braccia al collo".


Emergenze e imprevisti

In strada può succedere di tutto: "Dobbiamo tener conto - osserva Marzia - di moltissime variabili: ogni tanto ci imbattiamo in una retata della polizia, e tutte impazziscono e scappano, a volte mentre stiamo parlando con le ragazze passa il protettore a ritirare i soldi, oppure arriva un cliente. Di notte a volte arrivano anche criminali che cercano di derubarle. Le vittime della tratta sono bersagli molto vulnerabili per la criminalità comune". Da quando è partita l'attività dell'associazione otto ragazze hanno lasciato la strada e stanno iniziando un percorso di recupero.


Vendere e comprare

Donne usate come carne da macello, vendute e comprate a peso d'oro per metterle agli angoli delle strade a vendere il proprio corpo.
La tratta delle "schiave del sesso" è un affare colossale, anche a Bergamo.
Ce ne sono almeno 700 per le strade della provincia secondo le stime di Melarancia, Caritas e Lule, associazioni che si occupano di questo problema sul nostro territorio.
Sono tutte giovanissime (tra i 15 e i 25 anni) e immigrate: nigeriane, ghanesi, albanesi, moldave, russe, rumene.
Secondo la Commissione Affari sociali della Camera in tutta Italia ce ne sono almeno 50/70mila, di cui circa 20mila straniere, ma secondo valutazioni ufficiose la prostituzione delle immigrate rappresenta circa il 70 per cento del totale.
Si stima che la prostituzione sia la terza voce di guadagno per il crimine internazionale organizzato, dopo le armi e la droga.
Si calcola che una prostituta possa fruttare almeno 5mila euro al mese. La media del lavoro delle ragazze è di circa tre sere a settimana.
In Italia, secondo un calcolo approssimativo, il business della prostituzione delle donne immigrate si aggira sui 93 milioni di euro al mese. Tutt'intorno ruotano 70-80mila persone tra trafficanti, protettori e criminali in genere.
Un fenomeno difficile da contrastare, anche se negli ultimi 10 anni la lotta a questa forma di criminalità organizzata da parte delle forze dell'ordine si è fatta sempre più serrata.

Sabrina Penteriani

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